HomeNotizie JuvePareggi Juve: così solo nell’anno della prima Champions, sarà di buon auspicio?

Pareggi Juve: così solo nell’anno della prima Champions, sarà di buon auspicio?

Andrea Pirlo obiettivi Juve
Foto: Andrea Pirlo / Getty Images

Dopo la straordinaria prestazione in Champions League – valsa alla Juventus uno 0-3 al Camp Nou contro il Barcellona di Messi e il primo posto nel girone di qualificazione – è arrivato l’ennesimo pareggio in campionato: il sesto su dodici giornate, per essere precisi.

La squadra allenata da Andrea Pirlo ha infatti sprecato la possibilità di avvicinarsi al Milan, primo in classifica con 28 punti, pareggiando in casa contro l’Atalanta nel match di ieri 16 dicembre. La Dea, si sa, è un avversario tosto – sebbene quest’anno non sia partita con il piede giusto – e per batterla occorre mettere in campo volontà ed energia fino al novantesimo minuto.

Così però non è stato, la Juventus ha sprecato tanto – a partire dal clamoroso rigore sbagliato da Cristiano Ronaldo – e in alcune occasioni ha anche rischiato di andare in svantaggio, salvandosi soltanto grazie alle parate miracolose di Szczesny.

Sei pareggi solo nel 1984-1985

Ovviamente nulla di preoccupante, la squadra di Pirlo è terza a soli quattro punti dalla capolista e il campionato è soltanto agli inizi. Se però si osserva il dato e si percorre a ritroso la storia della Juventus in Serie A, è curioso notare come un risultato di questo tipo, con sei pareggi nelle prime dodici giornate, non si vedeva dalla stagione 1984-1985, ovvero quella in cui la Juventus vinse la sua prima Champions League, allora Coppa dei Campioni. In quell’anno la Vecchia Signora chiuse la stagione di Serie A al sesto posto.

Gli obiettivi dichiarati dei bianconeri si conoscono bene: decimo scudetto, Champions League, Coppa Italia e Supercoppa Italiana. La Juve non si accontenta mai e gioca per prendere tutto, ma sarebbe disposta a barattare il decimo scudetto con la tanto agognata Champions League? E se per vincere la coppa dalle grandi orecchie fosse necessario sacrificare il campionato (Real Madrid e Liverpool insegnano)?